L’amore per la vita di Gianna Jessen. Biella, 01.02.2013

Jessen-new-smallNel nostro tempo siamo abituati a poter scegliere e a esprimere le nostre preferenze sempre e in qualsiasi circostanza. Cominciando dalle semplici situazioni quotidiane, come decidere cosa mangiare a colazione tra biscotti e cereali, se comprare l’uovo di Pasqua al cioccolato bianco o fondente, (dato il periodo), fino a vere e proprie scelte di vita che determineranno il nostro futuro: come decidere tra scuola e lavoro, se formare una famiglia o dedicarsi completamente alla carriera.

La consuetudine alla “scelta” ci ha portato, però, a dimenticare che in alcuni ambiti non possiamo scegliere. Non si può stabilire il luogo di nascita, scegliere i genitori, o le persone che incontreremo sul nostro cammino.

In altri ambiti, invece, non possiamo scegliere senza evitare delle ricadute su coloro che ci circondano.

Ad esempio non si può rubare o guidare spericolatamente illudendosi di non avere conseguenze.

Non si può scegliere nemmeno di amare.

Si amano in modo spontaneo e incondizionato i propri figli, i propri genitori, il marito o la moglie,…la vita.  Anche se a volte rifiutiamo di accogliere questo sentimento.

Proprio perché l’amore per la vita è un sentimento insito nella natura umana non possiamo arrogarci il diritto di scegliere chi deve vivere o meno.

Per questo, la pratica dell’aborto non può rappresentare una scelta.

Questo abominio sta comportando una vera e propria strage di innocenti e indifesi, di bambini uccisi nel grembo materno, privati per sempre del dono meraviglioso della vita.

Si tratta di una nuova persecuzione “subdola”: perché spacciata come nuova conquista della libertà della donna e perpetrata da organizzazioni con nomi quasi accattivanti o che sembrano innocui, come “Planned Parenthood”, o “Emily’s clinic”, finanziate da governi ed enti privati.

Fortunatamente alcune voci cominciano a denunciare questa strage e tra di esse, sicuramente spicca quella di Gianna Jessen, un’attivista pro-life statunitense sopravvissuta all’aborto salino, che il primo febbraio scorso è venuta in Italia, presso l’Auditorium città studi di Biella.

Non voglio soffermarmi sul suo passato, su di lei si è scritto molto e basta una veloce ricerca in internet per acquisire informazioni sulla sua biografia.

Quello che vorrei descrivere è invece ciò che mi ha trasmesso quel primo febbraio scorso, avendo avuto la possibilità di essere presente a Biella.

Appena entrata, notai la sua andatura leggermente incerta, dovuta alla sua paralisi motoria (una conseguenza del tentativo di aborto). Qualcuno le offrì una mano, un sostegno, eppure lei rifiutò con delicatezza, ma con fermezza. Compresi subito la sua forza, perché rifiutò questo gesto di aiuto, ma anche di compassione.

Quando cominciò a parlare la seconda cosa che mi colpì fu la sua gioia e la sua serenità. Lei considera la sua paralisi come un dono. Un dono come lo è la vita, in tutte le sue manifestazioni.

Gianna Jessen è simbolo stesso della gioia di vivere. Coinvolge subito con la sua risata contagiosa, con il suo modo di fare, il suo carisma e non lascia spazio alla sofferenza, al dolore, o al rancore. Risplende di felicità; felicità raggiunta attraverso il perdono nei confronti di sua madre e di chi non voleva che nascesse.

Le sue parole sono di denuncia, ma anche di testimonianza per l’amore incondizionato verso la vita.

Non voglio aggiungere altro, per non rovinare la visione del video che ho riportato, ma vorrei concludere con l’appello accorato di Gianna Jessen: nessuno di noi può sottrarsi dal lottare contro questo abominio, perché se non si ha il rispetto verso la vita nascente si cancella il fondamento stesso dell’umanità.

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