“ Vi è già in potenza tutto ciò che verrà.”: LA PROVA SCIENTIFICA della sensatezza della vita umana

Grazie al generoso cuore di un amico, Pietro, studente di Medicina, pubblichiamo per la prima volta una parte della sua tesina di maturità scientifica a.a. 2010/2011, intitolata:

“L’incredibile sensatezza della VITA UMANA: un percorso interdisciplinare sulla personalità dell’embrione”.

Questa tesina è stata dedicata da Pietro a Giuseppe Garrone, mancato il 3 febbraio del 2011, presidente della Federazione dei movimenti per la vita del Piemonte e della Valle d’Aosta e a lungo dirigente nazionale del Movimento per la Vita. Di lui, Pietro scrive: ” E’ grazie a lui che ho deciso di impegnarmi con tenacia nella battaglia per la vita più indifesa. giuseppe garrone[1]Garrone è stata la persona da cui ho imparato una delle più importanti lezioni della mia vita: che non bisogna avere timore di dire la Verità senza compromessi e che il tempo che si dedica nell’impegno per la vita non è mai tempo perso, perché è sempre una vittoria salvare vite umane. I soggetti principali della mia tesina sono proprio gli embrioni, quelle persone a cui Giuseppe ha dedicato tutto se stesso, salvandone moltissimi da morte certa. A lui va quindi tutta la mia riconoscenza e la mia preghiera.”

Un grande maestro, Giuseppe Garrone, che noi, giovani e meno giovani, ricordiamo con molta commozione, sempre.

Come promesso ora mi riporto la prima parte della tesina di Pietro dedicata alle verità scientifiche della personalità dell’embrione.

Rispondiamo dunque, con una serie di pubblicazioni che proseguiranno nei giorni a venire, alla domanda: “Che cosa è l’embrione?” dimostrando la sensatezza della VITA UMANA.

La  PROVA SCIENTIFICA….

Lo sviluppo dell’essere umano ha inizio con la fecondazione.

Durante questo processo due cellule aploidi (i gameti), l’una derivante dall’uomo (lo spermatozoo) e l’altra dalla donna (la cellula uovo), si uniscono per dare origine ad uno zigote (uovo fecondato).

Lo zigote (stadio unicellulare dell’embrione), appena avvenuta la fecondazione, è:

a) diploide (46 cromosomi) in quanto consegue alla fusione di due nuclei aploidi. 23 cromosomi sono di origine paterna, mentre gli altri 23 sono di origine materna, con una combinazione unica e irripetibile che li renderà differenti da quelli di entrambi i genitori. Lo zigote è quindi un organismo nuovo.

b) già determinato nel sesso del nuovo individuo.

c) E’ già in fase di sviluppo. In esso, infatti, ha origine un processo (la segmentazione) che lo trasformerà in un organismo pluricellulare complesso, per permettere la formazione delle nuove strutture che mano a mano andranno differenziandosi.

Lo zigote è la prima denominazione data all’ embrione, ovvero l’organismo della specie umana al suo inizio, frutto del concepimento, che si sviluppa in modo continuo fino a divenire feto attorno al 60º-70º giorno.

[…]

Da sempre si dibatte sulla questione se l’embrione sia una persona o meno, e di conseguenza se ne sia legittima l’eliminazione. Coloro che sostengono che l’embrione non sia persona sin dal concepimento, asseriscono che esso si possa considerare tale solo dopo lo sviluppo del sistema nervoso oppure dopo lo sviluppo degli organi principali. Addirittura alcuni pensatori sostengono che l’individuo diventi persona solo dopo la nascita, in virtù della sua capacità di relazione sociale. Questi ragionamenti, come vedremo, presentano contraddizioni evidenti.

Nello stato iniziale, l’embrione ha tre proprietà biologiche importanti:

1) l’unità biologica del nuovo essere: tutti gli elementi si sviluppano in perfetta coordinazione, come parti di un tutto;

2)la coordinazione: lo sviluppo embrionale, dal momento della formazione dei due gameti, è un processo in cui si ha un coordinato succedersi ed interagire di attività cellulari e molecolari sotto il controllo del nuovo genoma. La rigorosa coordinazione e unità dell’essere in sviluppo indicano che l’embrione umano, anche nei primissimi istanti, non è un semplice aggregato di cellule, ma è un individuo;

3) la continuità e gradualità: lo sviluppo dell’embrione è un perfetto continuum senza interruzioni: non ci sono salti qualitativi o mutamenti sostanziali, ma una continuità, per cui l’embrione si sviluppa in un uomo adulto e non in un’altra specie. Dopo la fecondazione saremo sempre, inequivocabilmente, davanti allo stesso soggetto, anche dopo la nascita e lo sviluppo successivo.

Le qualità appena mostrate mettono in evidenza l’ individualità, l’identità, l’unicità dell’embrione che rimane sempre lo stesso individuo lungo tutto il processo di sviluppo, che inizia al momento della fusione dei gameti.

In base a quanto esposto si può quindi dedurre che è assurdo sostenere che la persona sia tale in base a fattori come lo sviluppo del sistema nervoso o degli organi principali: lo sviluppo del sistema nervoso e degli organi vitali si caratterizza come un continuum, non come un processo “per salti”: non ci sono per questo criterio linee nette di demarcazione che permettano di dire che in un momento ha origine la persona, mentre appena prima non c’era. Per di più, quando vengono effettuati la gran parte degli aborti (terzo mese di gravidanza), il sistema nervoso e i principali organi del bambino sono già formati.

Adottare come criterio discriminante il concepimento è molto più ragionevole e maggiormente supportato dalle conoscenze scientifiche attuali: infatti nel concepimento si ha un organismo nuovo, ed è l’unica volta in cui si ha un “salto” di qualità, passando da 2 diverse cellule con 23 cromosomi ad un’unica cellula con un corredo di 46 cromosomi. Romano Guardini, riferendosi con lungimiranza al problema dell’aborto già nel 1949, scrisse: “Affinchè dal primo stadio dell’organismo si formino i seguenti, non c’è bisogno di aggiunta alcuna, bensì di uno svolgimento: vi è già in potenza tutto ciò che verrà.”

Nel corredo cromosomico dell’embrione c’è tutta l’informazione genetica necessaria allo sviluppo della persona adulta; è già stabilito quale sarà il colore degli occhi e dei capelli del nuovo uomo, quale sarà il suo aspetto fisico, ecc. . In definitiva possiamo dire che col concepimento si pone una netta separazione tra uomo e non uomo.

Si può controbattere a chi dice che l’individuo diventi persona solo alla nascita, in quanto in tale momento acquisisce la capacità di relazione sociale, citando il lavoro dei ricercatori delle università di Padova, Parma e Torino, pubblicato alla fine del 2010 su PloS One, che si è focalizzato sui gemelli nell’utero materno.

Nella ricerca si è evidenziato che sin dalla quattordicesima settimana i piccoli si cercano e si accarezzano, e questa caratteristica diventa ancora più evidente quattro settimane dopo, quando i movimenti verso l’altro diventano più frequenti rispetto a quelli verso sé stessi.

Si era già visto che sin dalla undicesima settimana di gestazione i gemelli stabiliscono contatti fra di loro, ma questo è il primo studio che affronta l’aspetto più critico, se, cioè, questa interazione sia casuale, dovuta alla prossimità spaziale, o invece pianificata. Dimostra che il contatto è frutto di una precisa pianificazione motoria e che un primo abbozzo di relazione sociale vi può essere nella vita prenatale.

VV

Un ringraziamento speciale va all’autore di questo stralcio pubblicato, Pietro. Grazie di cuore!

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