Un nuovo processo di “cosificazione” della donna: la surrogate mother

“In barba a tutto il rispetto per la donna tanto decantato in questi anni di manifestazioni, pari opportunità e addirittura quote rosa, la fecondazione artificiale rischia, con le sue metodiche, di vanificare molto del concetto di rispetto della donna e del suo corpo. Nel concreto, infatti, la fecondazione artificiale è addirittura arrivata a superare il corpo della donna, nello specifico l’utero, affittandone uno. Queste donne dietro pagamento, e con l’intermediazione di agenzie, conducono a termine per conto di terzi la gestazione di embrioni fecondati in vitro con sperma e ovulo di altre persone, i committenti e vengono dette “surrogate mother”. images

La “cosificazione” del piccolo, non è più soltanto in vitro, dunque, ma anche in utero e poi alla nascita, mercificando quel dono che, proprio come si fa con un prodotto, viene venduto e comprato, determinando una manipolazione della corporeità del figlio. A questo punto il corpo della donna diventa un mezzo per raggiungere l’obiettivo, aprendo le porte alla possibilità di “concepire” anche da parte di l’utero non ce l’ha (come ad esempio le coppie omosessuali).

L’Istruzione Donum Vitae considera eticamente inaccettabile la maternità-surrogata per le stesse ragioni che portano a rifiutare la fecondazione artificiale eterologa: essa «è contraria, infatti, all’unità del matrimonio e della dignità della procreazione della persona umana[1]». Lo sfruttamento dell’utero della donna e di un avvio ad una professione, quella di madre-surrogata, cosificando anche la donna. Il rischio, già presente, è alto, soprattutto in paesi in via di sviluppato. La madre-surrogata non è una balia, né un profondo gesto di altruismo. L’intensità di rapporto tra madre-surrogata e feto rispetto al rapporto balia e bambino è oggettivamente molto diversa, e poi, se davvero fosse un atto di generosità, nel contratto di surroga, che viene sempre stipulato, non dovrebbero esserci somme di denaro in ballo, né tanto mano clausole e possibilità di recedere dal contratto da parte dei committenti. La coppia committente, infatti, può anche rifiutare il figlio, e non pagare l’intera somma. uteroinaffitto

Perché accollarsi e pagare tutta la somma pattuita per un «prodotto» che non soddisfa a pieno la domanda? Ecco cosa succede già ad oggi, nel mondo, quando il figlio desiderato diventa un prodotto dell’uomo.Per tutti questi motivi etico-sociali molti Stati vietano i contratti di surroga, considerandoli giuridicamente non validi.  In Italia, se dovesse presentarsi una situazione di madre surrogata, attualmente, verrebbe considerata madre colei che ha partorito, a meno che, quest’ultima, non riconoscesse il figlio che, dichiarato in stato di adottabilità, non avrebbe, in tutti casi, alcuna certezza di essere affidato alla coppia committente.”


[1] Congregazione Per La Dottrina Della Fede, 1987, Istruzione Donum Vitae.

V.V

tratto dalla tesi  di Martina Gavazza per il Master Universitario in Bioetica SE IL FIGLIO È UN DIRITTO, LO VOGLIO! La “cosificazione” dal concepimento. Quattro implicazioni etico-scientifiche sulle tecniche di fecondazione extracorporea.”

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