Puoi andare a trovare i tuoi cari al cimitero e scoprire che…: la cremazione d’ufficio, civile perchè legale?

In questi tempi anche la libertà di religione è stata messa in discussione, alcune volte aspramente: per lo meno non è più un dato scontato e pacifico. Lo abbiamo verificato con mano su altri argomenti, ma quello che oggi prendo in considerazione è un tema tanto delicato, quanto poco trattato. In sostanza non fa notizia.

Magari di certe problematiche se ne accorgono gli avvocati, che tutti i giorni ricevono clienti disperati. Ma il grande pubblico ne sa qualcosa?

Accade che i Comuni italiani in moltissimi casi, se non in tutti, subappaltano i servizi funerari. In particolare, riesumazioni, cremazioni, eccetera. E i cittadini, che sono abituati a fruire del famoso “posto al cimitero”, quando non posseggono la tomba di famiglia, si affidano alle istituzioni. Il culto dei defunti è ancestrale: persino il problema della “soglia umana”, di individuare cioè quei criteri in presenza dei quali nel corso dell’evoluzione possiamo definire a tutti gli effetti un essere come “uomo”, tiene conto della sepoltura come pratica indice di progettualità e di un culto intelligente. Il culto è cultura.

In ogni epoca, poi, le forme sono state diverse: inumazioni senza indumenti, sepoltura in sarcofagi di pietra o legno, mummificazione, cremazione … .

Ora, nella società moderna, anche a seguito dell’influenza nemmeno tanto nascosta dell’analisi economica del diritto, di una diseducativa predominanza dell’agibilità finanziaria degli enti locali sulla giustizia del caso concreto, si finisce per sacrificare anche questo culto, che per esempio la Chiesa cattolica considera da sempre una pratica di misericordia corporale. E’ successo, e succederà sempre più frequentemente (a Torino, per esempio) che l’Ente concessionario contatti secondo la normativa comunale il coniuge e i parenti del defunto, in occasione delle riesumazioni che avvengono dopo un certo numero di anni (a seconda del fatto che il corpo sia in terra o in loculo).

Tuttavia, proprio le esigenze di celerità e di “economia” inducono a pratiche raffazzonate, se non maliziose.

 ITALY MAGISTRATES STRIKESi rispetta la legge formalmente, inviando la classica raccomandata all’indirizzo della persona che, lasciando appunto all’Ente il proprio indirizzo, pagò all’epoca le spese del funerale, e non interessa a nessuno che materialmente quella comunicazione venga letta, essendo magari l’indirizzo vecchio di anni. E così, il corpo viene riesumato, ma tuttavia all’insaputa dei parenti anche cremato, come da facoltà concessa sempre da queste normative.

Puoi andare a trovare i tuoi cari al cimitero, e scoprire poi che non solo sono stati riesumati, ma addirittura cremati contro la volontà del defunto oppure del coniuge o dei parenti stessi, che erano contrari per motivi religiosi o etici.

La cosa si aggrava ancora più, se solo si consideri che questa pratica si sta diffondendo a macchia d’olio, che per avere indietro le ceneri ti viene “imposto” persino il pagamento di una cifra esorbitante (anche più di € 1.500,00), per una operazione non richiesta e nemmeno voluta! Insomma, una vera vergogna. Nemmeno il dialogo con gli Enti è possibile, perché siamo tutti numeri e così veniamo visti.

C’è da chiedersi, allora, se almeno la giurisprudenza abbia detto qualcosa in merito. Si scopre con amarezza che i giudici interpretano le norme esattamente in senso economico: si è affermato per esempio che “non può essere risarcito il danno non patrimoniale richiesto per la violazione del diritto del familiare a disporre del cadavere del congiunto” (Trib. Terni, 28 febbraio 2011), perché “il culto dei morti non è in alcun modo riconducibile a quello dei cadaveri e può ugualmente esplicarsi in presenza di un sepolcro o di un’urna cineraria”: conclusione drammaticamente discutibile. Come è possibile, infatti, ritenere che siccome la legge consente la cremazione d’ufficio, allora il culto dei defunti può essere imposto, e si sottolinea “imposto”, in forme anche diverse da quelle che rispettano la sua identità religiosa, culturale ed etica?partitahead_Fotor

Come è possibile anche solo concepire il presunto “culto dei cadaveri” per creare fittiziamente una distinzione rispetto al culto dei defunti e arrivare poi a conclusioni aberranti? Non è dato capire come si possa concepire una scissione tra il concetto di corpo umano fatto cadavere a causa della morte e il “corpo del defunto”. E’ solo la solita fictio juris, cui siamo ormai abituati.

Ma tant’è. Tuttavia, dall’altra parte, non possiamo non considerare che la nostra tradizione giudaico-cristiana ha sempre valutato la cremazione con sospetto, vietandola nel mondo giudaico, se non in casi eccezionali (ad es. nel caso dei criminali condannati a morte), evitandola o ammettendola, come nel caso della Chiesa cattolica, a patto che non venga prescelta per ragioni contrarie alla Dottrina.

Le pratiche funerarie dei primi secoli del Cristianesimo, attestate da tombe ed epitaffi e scoperte archeologiche del I secolo d.C., erano focalizzate sulla sepoltura tradizionale, anche in ossequio a ciò che traspare dal Vangelo. Pensiamo a Lazzaro, Tabità e alla stessa sepoltura di Gesù. Ma anche un non religioso o un non credente potrebbero essere contrari, perché le ragioni di certe scelte relative alla distruzione del corpo, sono inevitabilmente legate alle credenze relative al post mortem, alla concezione del particolare tipo di legame tra anima e corpo e a come dal corpo si diparta l’anima al momento della morte.

Insomma, è possibile che per risparmiare denaro, un Ente pubblico si scagli contro il soggetto debole per eccellenza, il defunto, in un sistema in cui a parole tutti si prodigano per salvaguardarne le ultime volontà e che però nei fatti è disposto a sacrificare l’identità religiosa del cittadino per ragioni di bilancio?

E’ un tema che non può fare che meditare, perché poi a farne le spese sono le persone in carne ed ossa, con affetti, storie personali, sentimenti e sofferenze.

V.V

Stefano

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